Kawah Ijen: il vulcano delle fiamme blu
Il filtro della maschera antigas ti fa respirare a fatica, mentre un piede dopo l’altro scendi lungo una parete di roccia quasi verticale guidato solo dal fascio della tua torcia frontale. Tutt’intorno c’è buio pesto, interrotto da un fumo denso che puzza di zolfo e ti brucia gli occhi. Poi, d’improvviso, la nebbia solforica si dirada per un istante e nel fondo del cratere compaiono loro: lingue di fuoco di un blu elettrico, quasi fluorescente, che danzano arrampicandosi sulle pareti. Sembra di essere atterrati al centro della Terra o dentro un film di fantascienza, dove le leggi della fisica sono del tutto sovvertite.
Il Kawah Ijen è uno dei vulcani più straordinari e inquietanti dell’Indonesia. Di notte, dal suo cratere, escono lingue di fuoco di un blu elettrico: è il gas solforico che, uscendo a oltre 600°C e incendiandosi a contatto con l’aria, brucia con quel colore surreale. È l’unico posto al mondo dove questo fenomeno — le “blue flames” — si vede così, ed è per questo che migliaia di viaggiatori affrontano un trekking notturno per assistervi.
Ma l’Ijen è anche il luogo dei minatori di zolfo, uomini che ogni giorno scendono nel cratere a raccogliere a mano “l’oro del diavolo”, in uno dei lavori più duri e pericolosi del mondo. Bellezza e fatica, nello stesso posto.

Le fiamme blu: cosa sono e come si vedono
Le fiamme blu non sono lava (un errore comune): sono gas solforico che, uscendo incandescente dalle fessure del cratere, si incendia a contatto con l’ossigeno e brucia di un blu elettrico visibile solo al buio. Per questo il trekking si fa di notte: all’alba, con la luce, le fiamme spariscono.
Per vederle bisogna scendere dentro il cratere, fino alle bocche solforiche, con una guida e una maschera antigas (i fumi sono tossici). È la parte più suggestiva e insieme più impegnativa dell’esperienza.
Scendere nel cratere è un’esperienza forte, quasi intimidatoria. La traccia è stretta, sdrucciolevole e sconnessa, spesso intasata dai turisti e dai minatori che salgono in senso opposto. Man mano che ti avvicini alle bocche solforiche, la temperatura sale e la concentrazione di gas può diventare soffocante in un secondo se il vento gira nella tua direzione: è lì che capisci che la maschera antigas non è un vezzo, ma una necessità assoluta. Vedere quelle lingue azzurre che colano come cera liquida nella notte ti lascia senza fiato. C’è un silenzio strano attorno a quel fuoco, interrotto solo dai passi sulla roccia e dal soffio sordo dei gas che escono dalla terra
Dal gennaio 2024, per accedere al Kawah Ijen è obbligatorio un certificato medico, rilasciato da una clinica di Banyuwangi (costo 25.000-100.000 IDR, cliniche aperte anche di notte come la Klinik Shinta). Serve perché il trekking e i gas non sono adatti a tutti. Mettilo in conto: senza, rischi di non poter entrare.

Il trekking notturno: come funziona
Il percorso parte dal posto di guardia di Paltuding, base del vulcano. Si parte in piena notte (di solito verso l’1-2), perché:
– la salita fino al bordo del cratere dura circa 1,5-2 ore (3 km in salita, pendenza impegnativa)
– poi si scende nel cratere per le fiamme blu (altra mezz’ora ripida)
– e si risale in tempo per l’alba sul bordo, quando il sole illumina il lago acido turchese
L’ingresso all’area è consentito dalle 2:00 di notte. La maggior parte dei visitatori è di ritorno a Banyuwangi tra le 8 e le 9 del mattino.
La prima parte del trekking, che dal parcheggio di Paltuding porta al bordo del cratere, è una rampa continua di tre chilometri che non dà tregua. La pendenza è marcata e il fondo è ricoperto di polvere e sassolini. Ho visto molta gente sottovalutare questo tratto e trovarsi affannata dopo poco. Il freddo della notte iniziale lascia presto il posto al sudore, per poi tornare pungente una volta arrivati in cima. Il consiglio che ti do è di trovare subito il tuo ritmo: lento, costante, senza scatti. Copriti a strati per poter togliere la giacca mentre sali e rimetterla quando ti fermi sul bordo a fare foto.
I minatori di zolfo: l’altra faccia dell’Ijen
Mentre i turisti scendono per le fiamme, i minatori salgono carichi. Raccolgono a mano lo zolfo solidificato, lo caricano in ceste che pesano fino a 70-90 kg, e lo trasportano su per il cratere e giù per la montagna, più volte al giorno, spesso senza maschera. È un lavoro durissimo e mal pagato, che segna i loro corpi. Alcuni offrono ai turisti piccoli souvenir di zolfo intagliato, o un passaggio sulle “carriole-taxi” (soprannominate ironicamente “Lamborghini”) nel tratto finale.
Vederli risalire mentre tu arranchi con l’attrezzatura tecnica fa riflettere parecchio. Portano sulle spalle ceste pesantissime sostenute da un semplice pezzo di legno, con le gambe tese dallo sforzo immenso. Molti di loro non usano la maschera a cartuccia, ma un semplice panno bagnato stretto tra i denti. Incrociare i loro sguardi nel buio e fare spazio lungo il sentiero (hanno sempre e comunque la precedenza) è il momento più umano e toccante di tutta l’escursione: ti riporta a terra in un attimo, senza bisogno di troppe parole.

Come arrivare al Kawah Ijen
La base è Banyuwangi, la città all’estremità est di Giava, da cui il cratere dista circa 30 km. Come arrivare:
– Da Bali: è vicinissima. Traghetto da Gilimanuk a Ketapang (Banyuwangi), pochi km dal porto. Molti fanno l’Ijen come escursione da Bali.
– Da Yogyakarta o Surabaya: treno fino a Banyuwangi (lungo ma panoramico), poi trekking la notte stessa o la successiva.
– Spesso abbinato al Bromo: si fa prima il Bromo, poi si prosegue verso est fino all’Ijen (e magari poi a Bali).
Da Banyuwangi al punto di partenza (Paltuding) serve un mezzo notturno: tour organizzato, autista, o scooter per i più temerari.
Io ci sono arrivato continuando il viaggio dal Bromo verso est in auto con un autista privato (circa 6 ore di tragitto tra le colline di Giava) e facendo tappa a Banyuwangi per qualche ora di sonno pomeridiano. Se arrivi da Bali, la traversata in traghetto da Gilimanuk dura meno di un’ora. Un consiglio pratico per la visita: fai il certificato medico a Banyuwangi nel tardo pomeriggio del giorno prima di salire; ci sono cliniche come la Klinik Shinta aperte e abituate ai turisti, che in pochi minuti ti rilasciano il documento necessario.
→ Leggi la guida su come muoversi in Indonesia
Costi e cosa portare
Costi indicativi 2026:
– Ingresso al parco: più caro nei weekend/festivi che nei feriali (tariffa stranieri).
– Certificato medico: 25.000-100.000 IDR a Banyuwangi.
– Guida: consigliata (obbligatoria per scendere alle fiamme), il costo varia.
– Maschera antigas: fornita dalla guida o noleggiabile — indispensabile per le fiamme.
Cosa portare: abbigliamento caldo (di notte in quota fa freddo), scarpe da trekking (il sentiero è ripido e sdrucciolevole), torcia frontale, e la maschera antigas per la discesa.
La maschera antigas vera (a cartuccia) fa la differenza: le semplici mascherine di stoffa non bastano contro i fumi di zolfo, che nel cratere possono diventare intensi e irrespirabili quando il vento cambia. Assicurati che la tua guida te ne fornisca una adeguata, e se i fumi diventano troppo densi, risali: nessuna foto vale la salute.
Quando andare
Come per tutta Giava orientale, il periodo migliore è la stagione secca (aprile-ottobre): sentiero più sicuro e cieli limpidi per l’alba sul lago. Nella stagione delle piogge il trekking notturno diventa pericoloso (fango, scivolate) e l’Ijen può chiudere per motivi di sicurezza o per l’attività vulcanica. Verifica sempre che il vulcano sia aperto prima di programmare.
Sono salito ad agosto, in piena stagione secca. Il sentiero era asciutto e compatto, e l’assenza di pioggia ha reso la salita molto più agevole. Al sorgere del sole la visibilità era perfetta: il lago acido sul fondo del cratere ha rivelato un colore turchese quasi irreale sotto i primi raggi di luce.
→ Per avere una panoramica più precisa leggi la guida su Quando andare in Indonesia
Ijen e Bromo insieme
L’Ijen si combina naturalmente con il Monte Bromo (più a ovest) e con Bali (a est, oltre lo stretto). L’itinerario classico dei vulcani di Giava li unisce: prima il Bromo e la sua alba, poi l’Ijen e le fiamme blu, spesso finendo a Bali.
→ Ho raccontato il Bromo in questo articolo
Domande frequenti
Sono gas solforico che, uscendo dal cratere a oltre 600°C, si incendia a contatto con l’aria e brucia di un blu elettrico. Non è lava: è un fenomeno visibile solo al buio, per questo il trekking si fa di notte. L’Ijen è l’unico posto al mondo dove si vede così.
Sì, dal gennaio 2024 è obbligatorio. Si ottiene in una clinica di Banyuwangi (costo 25.000-100.000 IDR, alcune aperte anche di notte). Serve perché il trekking e i gas non sono adatti a tutti. Senza, rischi di non poter accedere: procuratelo prima di salire.
Impegnativo ma alla portata di chi è in discreta forma: circa 3 km in salita ripida fino al bordo (1,5-2 ore), più la discesa nel cratere per le fiamme. Si fa di notte e al freddo. Chi non se la sente può fermarsi al bordo senza scendere alle fiamme.
La base è Banyuwangi, all’estremità est di Giava, a circa 30 km dal cratere. È vicinissima a Bali (traghetto da Gilimanuk), quindi molti la visitano da lì. Da Yogyakarta o Surabaya si arriva in treno. Dal Bromo si prosegue verso est.
Sì, per scendere alle fiamme blu è indispensabile una maschera antigas a cartuccia: i fumi di zolfo sono tossici e le semplici mascherine di stoffa non bastano. Di solito la fornisce la guida. Se i fumi diventano troppo densi, la cosa giusta è risalire.
Un ultimo pensiero
Dell’Ijen ti resta addosso una sensazione strana per giorni. Ti resta il blu elettrico di quel fuoco impossibile, ti resta l’odore acuto dello zolfo nei polmoni, ma sopra ogni cosa ti resta il contrasto tra uno degli spettacoli naturali più incredibili del pianeta e la fatica disumana degli uomini che lì ci lavorano ogni notte. È un trekking duro, ma che ti cambia la prospettiva del viaggio.
Se vuoi inserire l’Ijen e il Bromo in un itinerario di Giava, magari fino a Bali, posso costruirtelo su misura.


